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13 Giugno 2013

Ancora caos nelle nomine dei cda delle società in house

Con l’approvazione dei bilanci 2012 delle società partecipate dagli enti locali si sta provvedendo, contestualmente, al rinnovo dei consigli di amministrazione – laddove gli stessi hanno esaurito il proprio mandato – secondo le modalità (di fatto al loro debutto) dell’articolo 4 del decreto legge n°95/2012 e le disposizioni (anch’esse di prima applicazione) inerenti la parità di accesso agli organi di amministrazione e di vigilanza delle società controllate dalle pubbliche amministrazioni (DPR n°251/2012). Le prime nomine, tuttavia, rischiano di essere azzerate dalle limitazioni insite nel freschissimo decreto legislativo n°39/2013, atto consequenziale della legge n°190/2012 emanata per contrastare il fenomeno della corruzione nella sfera della politica.
L’articolo 4 del decreto legge n°95/2012 prevede, in sintesi, che almeno due consiglieri su tre, oppure tre su cinque, siano – nelle società interamente pubbliche – dipendenti dei comuni titolari di quote societarie. Duplice lo scopo: abbattere i costi dei compensi riservati agli amministratori e innescare un rapporto più viscerale tra società e socio.
Il nuovo decreto legislativo, invece, puntualizza all’articolo 9, comma 1, che gli incarichi amministrativi di vertice e gli incarichi dirigenziali, comunque denominati, nelle pubbliche amministrazioni che comportano poteri di vigilanza o controllo sulle attività svolte dagli enti di diritto privato regolati o finanziati dall’amministrazione che conferisce l’incarico, sono incompatibili con l’assunzione ed il mantenimento, nel corso dell’incarico, di incarichi e cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dall’amministrazione o ente pubblico che conferisce l’incarico.
La comparsa del termine “mantenimento di incarichi e cariche” lascia presupporre l’immediatezza delle dimissioni di coloro che sono stati da poco nominati secondo le indicazioni dell’articolo 4 del decreto legge n°95/2012. La coabitazione delle due norme appare improbabile, fatta salva l’eventualità che i dipendenti nominati non siano dirigenti. Trattasi, però, di eventualità in contrasto con il tenore letterale dell’articolo 4 del decreto legge n°95/2012 allorché viene menzionata l’onnicomprensività del trattamento economico che è peculiarità della dirigenza.
Occorre nuovamente l’intervento del legislatore per superare l’impasse normativo creatosi.



Olindo Garavaglia






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